stua per incatramazion dei cordami

CAXA DE L’ARSENAL

Nella pianta redatta dal Maffioletti nel 1798 sullo stato dell’Arsenale alla caduta della Repubblica, il lato sud del piazàl de campagna è occupato da un edificio composito a cui è dato il nome di stua per incatramazion dei cordami.

Un muro lo separava a nord con il deposito scoverto de bale da canon, sul lato a ovest era una strada scoverta che lo divideva dalle testate dell’officina de le armi e della teza longa de la tana, anche verso sud la stua si affacciava su una stretta strada scoverta che la distanziava dalla fondaria e dove si trovavano ammassati numerosi barili di catrame. Infine il lato ovest guardava il piazàl de campagna e lungo questo lato, per tutta la lunghezza dell’edificio della stua fino al deposito scoverto de bale da canon, stava poggiata a terra una lunga ed ordinata fila di canne di cannone.

All’interno della stua per incatramazion dei cordami prima o dopo transitava tutto il canapo che arrivava in Arsenale, che prima di ogni lavorazione veniva fatto scorrere rapidamente attraverso una lunga vasca dove il catrame riscaldato era mantenuto allo stato liquido così che la fibra vegetale si impregnasse di esso diventando estremamente resistente all’umidità.

Una volta concluso il trattamento di incatramazion, il materiale veniva trasportato nella vicina teza longa de la tana dove veniva lavorato e trasformato in lunghissime gomene.


Annesso il Veneto al Regno d’Italia nel 1866, sulla base del progetto di riordino dell’Arsenale, la stua per incatramazion dei cordami oltre a cessare definitivamente l’attività per cui era stata concepita, ebbe a subire anche profondi rimaneggiamenti che ne alterarono irrimediabilmente l’originaria disposizione.

Alcune parti dell’edificio vennero infatti completamente demolite, come la manica che chiudeva il lato ad ovest, mentre invece la manica che fronteggia le fondarie, venne prolungata fin quasi a raddoppiarne l’originaria lunghezza arrivando a congiungersi con l’edificio che ospitava l’officina fravi e l’officina caldereri, che così scomparvero.

ARSENAL NOVO

 

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